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MEMORANDUM ALLE CASE EDITRICI

 

L’ANEI è un’associazione storica che dalla sua fondazione e dal suo riconoscimento ufficiale (1gennaio 1948), si è proposta di conservare la documentazione e la memoria   dell’internamento dei militari italiani nei Lager nazisti nel corso della seconda guerra mondiale.
Una storia che non riguardò singoli oppositori al nazifascismo ma grandissima parte del regio esercito di allora che, caduto dopo l’8 settembre 1943 nelle mani dei tedeschi, ebbe la possibilità di tornare in Italia nelle file della Repubblica sociale oppure nelle file dell’esercito tedesco, ma rifiutò e restò volontariamente nei Lager della Germania e della Polonia a prezzo di inaudite sofferenze. Ad essi infatti fu negato lo status di prigionieri di guerra e quindi furono privati di qualsiasi protezione internazionale,  rimanendo esposti agli arbitri e alla furia vendicatrice della Germania nazista che ne approfittò per ricavarne forza lavoro per la sua macchina da guerra. L’internamento di militari italiani va quindi inquadrato nel contesto più generale delle deportazioni attuate dal Reich tedesco ma  con la peculiare caratteristica della volontarietà e della revocabilità, perché ad ogni momento sarebbe potuta cessare, se gli italiani avessero mostrato di voler collaborare con i tedeschi.   Una pagina quindi da conoscere che fa onore al nostro paese, che testimonia una unità morale degli italiani nelle condizioni più tragiche ma che è stata inspiegabilmente e ingiustificatamente marginalizzata. Si deve solo ai tre ultimi presidenti della Repubblica Scalfaro, Ciampi e Napolitano se  la vicenda degli gli internati è stata sollevata dall’oblio ed è stata inserita di diritto, di fronte all’opinione pubblica, nel variegato panorama  della Resistenza italiana al fascismo e al nazismo.
Si è trattato come è stato detto di una resistenza morale, senz’armi ma  non inerme né senza conseguenze sul piano politico e storico perché negò legittimazione al governo di Salò e impedì un’ancor più sanguinosa spaccatura tra italiani e italiani.
Ci stupisce che, nel 2015, i libri di testo delle scuole italiane, i cosiddetti manuali che per moltissimi futuri cittadini rimangono gli unici strumenti per la conoscenza storica, non diano spazio a tale vicenda a 70 anni dalla fine della guerra e in presenza di una ricca memorialistica sull’argomento e ora anche di una recente storiografia che ha scoperto, si può dire, gli internati militari. Ciò grazie al fatto che nel corso degli ultimi decenni  si è allargato il concetto di Resistenza  e si è passati  da una visione tutta militarizzata  incentrata nella lotta armata, che premiava solo la guerra partigiana, ad una visione più ampia, che ha incluso anche la lotta non armata, cioè tutte quelle azioni che, senza essere apertamente violente, contribuirono ad indebolire il nemico, a favorire la liberazione e la rinascita del costume morale degli italiani. Inoltre andrebbe sottolineato che queste vicende interessano la storia dei giovani  perché quella generazione che si trovò nel 43, 44 a prendere decisioni così importanti per il destino del  nostro paese, era la generazione dei ventenni e dei trentenni, cioè quella generazione che era  passata dai banchi di scuola  e dalle università, senza alcuna preparazione, alla spaventosa esperienza della guerra, e pur nella confusione dei valori, pur imbottita dalla propaganda di regime, seppe decidere da che parte stare. Ma se tali vicende non sono conosciute è come se non fossero mai state e non possono influire sull’educazione delle nuove generazioni. Per tutti questi motivi ci sembra che la vicenda degli internati  debba figurare di diritto nei libri di testo delle scuole italiane . A tale proposito offriamo agli autori e alle case editrici che ce lo richiedano, bibliografia, materiale di archivio da consultare e consulenza scientifica. Restiamo quindi in fiduciosa attesa.

Anna Maria Casavola